La manifestazione del “Confeugo”

 

L'antica cerimonia del Confeugo si rinnova ogni anno a Chiavari a cura dell'Associazione nella domenica che precede il Natale rispettando così la tradizionale consuetudine.

Per Chiavari e tutte le località che attualmente commemorano questo evento, va precisato che questo è stato mutuato (in anni relativamente recenti, e per mantenere un legame con la tradizione regionale) dall’usanza medioevale celebrata in Genova, capitale della Repubblica Serenissima. Soppressa definitivamente nel 1797 fu ripresa 127 anni dopo, il 24 dicembre del 1923, dall'Associazione genovese A Compagna di Zeneixi, la madre di tutte le associazioni (riunite oggi nella Consulta Ligure) che ne hanno poi seguito l'esempio.

Il rituale genovese risale ai primi anni del XIV secolo, ma certamente l'usanza era più antica: l'omaggio, dapprima offerto al Podestà (capo supremo del Comune) in seguito venne reso ai Capitani del Popolo ed infine, dal 1339 in poi, al Doge.

O Confeugo (letteralmente il Confuoco), che consisteva in un grosso tronco di alloro (de öfeuggio) adorno di fronde, fiori e di nastri bianchi e rossi (i colori della Repubblica), era l’occasione per il saluto di Capo d'Anno e rappresentava l'omaggio delle Podesterie suburbane di Bisagno, Polcevera e Voltri e lo scambio di auguri con le più alte cariche della Repubblica.

Il privilegio della consegna spettava, almeno dal 1325, ai tre Abati delle valli (l'Abate del Popolo era invece parte del governo genovese e scomparve nel 1339) ed era anche il primo atto ufficiale degli Abati neoeletti per il nuovo anno. Successivamente fu incombenza del solo Abate del Bisagno ed espressione dell'area agricola che riforniva la città. L'ultimo Confeugo fu celebrato il 24 dicembre del 1796 dall'Abate Antonio Bazzorro di San Martino di Struppa.

Alla vigilia di Natale la popolazione del Bisagno si recava in processione al ponte di Sant'Agata dove, salendo su due appositi massi, avveniva il passaggio dello stendardo di S. Giorgio (poi sostituito da quello della Madonna) e delle consegne tra l'Abate in scadenza e quello di nuova nomina. Il corteo (scortato dalle milizie cittadine) era formato dall’Abate, dal popolo e dagli sbandieratori con bandiere rossocrociate, che accompagnavano il tronco di alloro (trainato da bianchi buoi aggiogati) fin nella piazza interna di Palazzo Ducale (o Paxo) per poi salire all'appartamento dogale, presentarsi al Doge e con deferenza proferire il rituale saluto: Ben trovòu Messê ro Dûxe (Ben trovato signor Doge). Il Doge rispondeva Ben vegnûo Messê l’Abbòu (Benvenuto signor Abate). L'Abate poi augurava le buone feste al Doge e gli riferiva sulle condizioni della sua valle. Il Doge ringraziando donava una somma di denaro, dolci e vini alla folla, dopo di che si dava fuoco al tronco di alloro dopo averlo asperso di vino. Il rituale e i mitici poteri dell'alloro facevano sì che il popolo attribuisse ai tizzoni poteri magici e taumaturgici.

Oggi a Chiavari la cerimonia è l'occasione, oltre che per lo scambio dei consueti auguri fra il Governatô e il Sindaco, anche per la consegna di un dono alla Città.

Le tradizionali maschere locali dei Rebelli, con il volto travisato dai cheussi (le zucche-fiasco), indirizzano un graffiante saluto in versi della lingua dei padri al Primo Cittadino commentando il suo operato nel corso dell’anno che sta per chiudersi.

Nell’occasione di questa festa viene anche consegnato un attestato all’ente o alla persona che nel corso dell’anno abbiano in qualche modo onorato Chiavari.

La festa del confeugo si conclude con l’accensione dell’alloro che, se brucerà completamente, sarà indice fausti auspici per la comunità.

 

(testo e ricerca storica di Cesare Dotti)