Le opere dei soci

 

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Rosella Bruschi

Rosella Bruschi, Sandra Lebboroni, Ritratto di Cogorno. L’antico feudo dei conti Fieschi attraverso le sue memorie storiche, De Ferrari Editore, Genova, 2000 (pp. 400).
Ricerca durata dieci anni riguardante il territorio cogornese e le varie frazioni dell’attuale Comune, attraverso i secoli, condotta particolarmente su fonti documentarie molto spesso inedite.


Rosella Bruschi, La tragica fine di Firmino, figlio del Prefetto Rolland de Villarceaux. Dipartimento degli Appennini, Chiavari 31 dicembre 1805, in Microstorie, I, a cura di B. Bernabò, Chiavari 2004.


Rosella Bruschi, schede su: Devoto Bartolomeo Filippo; Devoto Francesco; Devoto Gaetano; Devoto Giovanni Battista in: “Dizionario biografico dei liguri” vol. 6°, Consulta Ligure, Genova, 2007.


Rosella Bruschi, Gli antenati caraschini di Giuseppe Mazzini in: “Il Corriere di Carasco” (3 articoli), annate 2010/2011.


Rosella Bruschi, La cappella di Nostra Signora di Caravaggio; Gli antenati cogornesi di Giuseppe Mazzini in: “Il giornalino di Cogorno”, annate 2008/2012.


Rosella Bruschi, Barbara Bernabò, Vidi lontano da me... dui gran lumi et in mezo una cosa turchina... che parea una donna. La manifestazione della Madonna dell'Orto: testimonianze e documenti, Internos Edizioni, Chiavari, 2010 (pag. 152).
Nella notte del 2 luglio 1610 la Madonna si manifestò al giovane Bastiano Descalzo nei pressi della sacra edicola situata nell’orto del Capitano a Chiavari. Questo evento straordinario richiamò nella città un gran numero di fedeli, molti dei quali asserivano di aver ricevuto grazie al cospetto della Sacra Immagine. Le autorità ecclesiastiche esaminarono minutamente dieci casi miracolosi durante i processi canonici svoltisi tra il luglio e il settembre di quell’anno. I documenti originali dei processi testimoniano una profonda fede popolare e rappresentano un grande affresco di Chiavari seicentesca.


Rosella Bruschi, La croce del perdono, articoli in “Il Villaggio”, annate 2011/2012
La plurisecolare fiera dei Perdoni e dei Perdonetti a San Salvatore di Cogorno, collegata alla solennità della Esaltazione della S. Croce. La basilica possiede alcuni frammenti della Vera Croce, su cui fu confitto Gesù, conservati in un raffinatissimo Reliquiario a forma di croce di Lorena, dono del Pontefice Innocenzo IV Fieschi. In occasione dei 1700 anni dal sogno dell’Imperatore Costantino.


Rosella Bruschi, Alessandro Bixio; Giuseppe Maria Doria; Il Venerabile Domenico Cassinelli di Santa Maria dell’Orto; La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Mezzanego” (in corso di stampa)

Cesare Dotti

Cesare Dotti, Il cippo confinario tra la provincia di Chiavari e quella di Genova, saggio


Cesare Dotti, La casa natale di Domenico Garibaldi, padre dell’Eroe dei Due Mondi, pannello commemorativo inaugurato il 5 maggio 2011


Cesare Dotti, Sito della stazione del telegrafo ottico Chappe (1807-1815), saggio
La ricerca storica è riportata su un pannello posto sul Monte Cucco (Monte del Telegrafo)

Carlo Costa

Carlo Costa, Grammatica genovese, Edizioni Tigullio Bacherontis 1993

Pierpaolo Fuiano

Pierpaolo Fuiano, Pearl Harbor, 2008 (pp. 293)

Il 7 dicembre 1941, alle ore 8.00, un’imponente forza aeronavale giapponese attaccò la base statunitense di Pearl Harbor nelle Hawaii. 2403 americani e 65 giapponesi rimasero uccisi e 1178 furono i feriti.
Quel 7 dicembre 1941 entrò nella storia come “The day of Infamy” come lo definì il Presidente Roosevelt il giorno dopo.
A ben altri e più infamanti avvenimenti dovette assistere da allora l’umanità, ma l’attacco a Pearl Harbor rimase il capostipite di un certo genere di operazioni militari che, oltre che nella storia, sarebbe entrato anche nella leggenda.
Il “caso” Pearl Harbor fu studiato e analizzato, sottoposto ad inchieste e commissioni, ma mai emerse qualcosa che potesse far pensare che qualcuno fosse anticipatamente a conoscenza dell’obiettivo dell’attacco giapponese. Tuttavia, tanti furono gli errori commessi, le omissioni e le sottovalutazioni compiute, e troppi gli interessi in gioco, che ad un certo punto fu inevitabile domandarsi: «Ma veramente nessuno sapeva?».
Takeo Izumi, il protagonista del romanzo, è un nisei (un cittadino statunitense nato da padre giapponese) che lavora al Chicago Tribune come commentatore politico. Reclutato dal G2, il Servizio Segreto dell’Esercito americano, che a quell’epoca stava muovendo i primi faticosi passi, viene inviato in via sperimentale a Tokyo sotto la “copertura” di corrispondente del suo giornale.
Il Servizio Segreto inglese, che contrariamente al G2 ha alle spalle un’efficiente organizzazione, vede in Izumi l’uomo che può fornire alla disperata Inghilterra preziose notizie circa i preparativi giapponesi alla guerra. E riesce a farlo “passare” dalla sua parte.
Ma la Kempeitai, la gendarmeria giapponese che si occupa del controspionaggio, intercetta una trasmissione radio e, da quel momento, inizia una colossale caccia all’unico uomo che può far fallire l’ambizioso piano d’attacco a Pearl Harbor.
Sarà lo sfortunato amore per una dolce ragazza giapponese a convincere Izumi a cambiare. La corsa contro il tempo diventa angosciosa: lo Stato Maggiore americano riuscirà ad avvisare in tempo la base minacciata e a vanificare le speranze giapponesi di un attacco a sorpresa? 


Pierpaolo Fuiano, Sol diesis, 2010 (pp. 408)
Non è inusuale che due paesi in guerra fra di loro stipulino accordi segreti che possano avvantaggiare entrambi per raggiungere uno scopo comune avulso dalle sorti prettamente militari del conflitto.
Il protagonista del romanzo, Bruno Vogel, non è un super eroe dotato di capacità straordinarie ma, al contrario, è una persona comune a partire dal suo comunissimo nome. Di lui non viene volutamente tratteggiata nemmeno una descrizione fisica proprio per farne un personaggio fra i tanti in modo che, più che “il protagonista”, Vogel possa considerarsi il fil rouge che lega la sua drammatica vicenda personale a quella di tanti altri soggetti, reali o di fantasia, che hanno recitato sul palcoscenico russo-tedesco della Seconda Guerra Mondiale.
Una persona normale, un docente universitario, che in un momento particolare della sua vita, aveva impulsivamente accettato di far parte di un’organizzazione spionistica sovietica che, nel corso della Seconda Guerra, rappresentò una vera spina nel fianco del Terzo Reich: la “Rote Kapelle” – l’Orchestra Rossa.
E in quel tipo di organizzazioni, anche se per anni un collaboratore rimane “dormiente”, arriva sempre il momento in cui gli viene presentato il conto: “una volta dentro sempre dentro” è la frase che più volte ricorre nel romanzo a sottolineare un legame indissolubile.
La storia di Bruno Vogel è la storia della drammatica corsa di Germania ed Unione Sovietica alla costruzione della bomba atomica. Entrambe le nazioni avevano un interesse vitale a riuscirci prima della fine della guerra: la Germania per cercare di ottenere condizioni di resa meno severe; l’Unione Sovietica per combattere gli Stati Uniti ad armi pari in quella che già allora si profilava come una ostilità che sarebbe sfociata nella “guerra fredda”.
Ma entrambe avevano un problema insormontabile: la Germania non disponeva di sufficiente materia prima mentre all’Unione Sovietica mancavano adeguate conoscenze scientifiche.
Che fare?


Pierpaolo Fuiano, La porpora di Tiro, 2012 (pp. 288)
“Effetto farfalla” (butterfly effect) è una locuzione che racchiude in sé la nozione maggiormente tecnica di «dipendenza sensibile alle condizioni iniziali», presente nella teoria del caos. L'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Così nella metafora della farfalla si immagina che un semplice movimento di molecole d'aria generato dal battito d'ali dell'insetto possa causare una catena di movimenti di altre molecole fino a scatenare un uragano da un’altra parte del mondo.
Secondo questa suggestiva teoria, nel romanzo si sostiene che il “battito d’ali” provocato dal giovane chimico inglese William Henry Perkin nel 1856, quando produsse sinteticamente il colore lilla, fu la causa remota della seconda guerra mondiale.
Quel ritrovato fu l’inizio di una concatenazione di avvenimenti scientifici, industriali, commerciali, politici e finanziari che, complici i grandi trust tedeschi e americani, rese possibile la salita al potere di Hitler in cambio di un fiume di denaro proveniente dalle colossali commesse di guerra.

Andreina Solari

Andreina Solari, Fruscii di vento, Genesi Editrice, Torino, 2008 (pp.95)
Raccolta di 70 poesie suddivise in quattro parti: Fruscii di vento; Se la nebbia dirada; La montagna della vita; Collage


Andreina Solari, Oltre le parole, Genesi Editrice, Torino, 2009
Raccolta di 76 poesie suddivise in quattro parti: Risveglio; …E lo chiamo vento; Giochi di stagione; L’istante.
La silloge, ancora inedita, vince nel 2009 il II Premio Letterario Internazionale “Ida Baruzzi Bertozzi”


Andreina Solari, Dagli ulivi ai Copihues, Genesi Editrice, Torino, 2010
È la storia di un leivese sedicenne costretto ad emigrare in Cile, nel lontano 1926, nella speranza di risolvere il problema dell’occupazione e di una vita dignitosa e tranquilla per sé e per i propri discendenti.
Il racconto, ancora inedito, vince nel 2010 il 1° Premio “Marengo d’oro” al Concorso Letterario Internazionale “Ida Baruzzi Bertozzi”.
Targa “Il Molinello” – Rapolano Terme – Siena


Andreina Solari, Donne di Liguria, poesia classificata 5a (su 167 partecipanti) al Premio nazionale di poesia di Alpicella (SV) 2011


Andreina Solari, Lettera a mio figlio, racconto inedito – Premio Speciale della Giuria (su 728 partecipanti) al Concorso Internazionale Santa Margherita Ligure “Franco Delpino” 2011.


Andreina Solari, Arregordi, poesia partecipante alla XXIX edizione del “Premio Ciävai 2011 di poesia in dialetto della Liguria” e pubblicata sulla relativa antologia.


Andreina Solari, Lo schiocco del merlo, Thesis, Cuneo 2012 (pp.163)
Narra, attraverso i racconti del padre, episodi, memorie, sentimenti, paure e orrori della seconda guerra mondiale. Dalla partenza per il servizio militare sino al rientro in patria, rievocando i due anni di guerra nei deserti d’Africa, le battaglie principali come quella di El Alamein, gli oltre tremila chilometri in ritirata, seguiti dai tre anni di prigionia nei campi di concentramento americani.

Gian Domenico Solari

Gian Domenico Solari, Cinque, il numero imperfetto!, Boopen Srl, Pozzuoli 2009 (pp. 253)
Nel Golfo del Tigullio, Riviera Ligure di Levante, da alcuni mesi una serie di strani omicidi terrorizza l’opinione pubblica e preoccupa gli inquirenti. Le vittime, tutte prostitute bionde, vengono trovate nude, strangolate con una calza e successivamente “crocifisse” sul proprio letto con cinque coltelli da cucina: due nelle mani, due nei piedi ed uno nel costato.
Le indagini del questore Maurizio Grandoni rivelano che gli omicidi non sono opera di uno stesso uomo: qualcuno, infatti, approfitta della situazione per emulare il killer.
In un vortice di dubbi e sospetti, conditi da una passionale quanto improbabile storia d’amore tra il questore e una sua subalterna, la caccia al vero assassino sembra non avere fine.


Gian Domenico Solari, Io, Marzari ed i suoi amici, Edicolors Publishing 2005 (pp. 63)
Poiché nella sua vita tributi ne ha ricevuti pochi, questo libro vuole essere un omaggio ad un grande artista, un uomo che ha servito Genova e i genovesi per più di cinquant’anni, che ha reso popolare il dialetto ligure in tutta Italia, che ha cominciato a farci ridere nel 1922 e ancora oggi ci riesce, insomma…un piccolo tributo per un grande uomo.

Gino Tirelli

Gino Tirelli, Le paturnie, L’Autore Libri, Firenze 1995 (pp. 189)
È il diario di due anni della vita del narratore: egli ha un’esistenza normale, una famiglia normale, colleghi d’ufficio normali. Ma sono soprattutto questi ultimi ad “animare” le sue giornate: Antonia, amica e confidente; Giuliana, il suo amore segreto e proibito e poi Serse, l’amico per eccellenza. Questi quarantenni vivono quasi con leggerezza la loro vita insoddisfacente, accompagnata dal rimpianto per l’attivismo del Sessantotto, per le grandi ideologie che animavano quel periodo: ormai anche loro si sono adagiati sulla comoda sicurezza che deriva da un impiego statale.
La banalità di questa esistenza, però, è resa divertente e sdrammatizzata dall’Autore che, con grande ironia e intelligenza, strizza l’occhio alle manie dei suoi personaggi, li prende in giro accentuando certe debolezze e quegli atteggiamenti adolescenziali che molti di loro assumono per sentirsi ancora giovani spensierati e pieni di illusioni.


Gino Tirelli, I Sanguineti: storia di una famiglia, saggio
Un approfondito, documentato ed interessante saggio sulla storia di una delle famiglie più note del chiavarese.